Il DM arriva, e poi? Come si chiude un ordine nato su Instagram senza avere un sito: prezzo, bonifico o contrassegno, indirizzo, pacco, conferma.
Sailo team12 min di lettura
«Ciao, ce l'hai ancora? Quanto viene con la spedizione?»
Quel messaggio è arrivato alle 22:40. Tu stai cenando. Quando rispondi, un'ora dopo, la persona ha già chiuso l'app, e domani mattina il tuo messaggio sarà il quarantesimo nella sua lista di notifiche non lette.
Vendere su Instagram senza sito funziona, e funziona bene, ma non nel modo in cui te lo raccontano. Instagram è il posto dove ti trovano. Non è il posto dove ti pagano. Il pagamento in Italia si chiude quasi sempre altrove: bonifico se l'importo è serio, contrassegno se il compratore sta in una parte del paese dove è ancora quello che si aspetta, Satispay o una ricarica se vi conoscete già. Il tuo lavoro è accorciare la distanza fra il post e il bonifico, e ridurre il numero di volte in cui devi scrivere «allora, ti mando l'IBAN».
Giulia fa ceramiche da tavola a Bologna. Tazze a 38 €, piatti a 52 €, ordine medio 74 €. Circa 20 ordini al mese, tutti nati da un post o da una storia. Nel suo mese peggiore ne ha persi tre per un motivo solo: non riusciva a ricordare a chi aveva promesso cosa.
Un post non è una vetrina. È un annuncio che scorre.
Il compratore vede la foto, si ferma due secondi, e in quei due secondi decide se scrivere o andare avanti. Se decide di scrivere, sei già fortunato: hai vinto contro Vinted, contro Subito, contro un video di gatti e contro il fatto che erano in fila alla posta. Da quel momento in poi ogni passaggio in più è una perdita.
Il conto dei passaggi in un ordine tipico è questo:
Dieci passaggi, di cui otto sono conversazione. La differenza fra chi vende venti pezzi al mese e chi ne vende cinque non è quasi mai il prodotto. È quanti di questi passaggi ha eliminato prima che il compratore si stancasse.
Ho visto sempre gli stessi quattro.
Il prezzo che non c'è. Se il prezzo sta solo nella didascalia di un post di tre settimane fa, ogni persona nuova deve chiedertelo. Alcuni lo chiedono. La maggior parte no, perché chiedere il prezzo a uno sconosciuto è socialmente faticoso e loro stavano solo scorrendo.
La disponibilità. «Ce l'hai ancora?» è la domanda più costosa che esista, perché la risposta ha una scadenza. Se rispondi dopo tre ore, il pezzo è ancora lì ma la voglia no.
Il totale. Il compratore vuole sapere quanto esce dal conto, non quanto costa l'oggetto. Prodotto più spedizione, cifra unica. Se glielo fai calcolare, hai introdotto un momento in cui pensa «forse è troppo».
Il momento del pagamento. Qui si perde la metà. La persona deve uscire da Instagram, aprire l'app della banca, copiare un IBAN da un messaggio, scrivere una causale e confermare con una notifica push. Sono cinque azioni in due app diverse, e ognuna è un punto in cui si ferma.
Non puoi eliminare il bonifico. Puoi eliminare il fatto che l'IBAN arrivi a mano, in un messaggio, alle 23:10, mentre tu stai cercando di ricordarti se era 145 o 148 il totale.
L'ordine delle informazioni conta più del contenuto.
Rispondi sempre con tre cose in un solo messaggio: disponibilità, totale comprensivo di spedizione, come si paga. In quest'ordine. Se rispondi solo «sì disponibile», hai generato un altro giro di messaggi che ti costa venti minuti e a lui costa la voglia.
Un esempio che puoi copiare:
«Sì, ce l'ho. Tazza smaltata 38 €, spedizione tracciata 6 €, totale 44 €. Si paga con bonifico oppure in contrassegno se preferisci pagare alla consegna. Se mi dai indirizzo e numero di telefono lo preparo oggi.»
Quattro righe, e la conversazione è finita. Nota le due cose fatte apposta: il totale è già sommato, e il metodo di pagamento è offerto prima che lo chieda. La seconda è quella che sblocca i compratori italiani più diffidenti, perché la domanda «e se poi non arriva?» ha già una risposta.
L'altra frase che devi avere pronta è quella per il pezzo unico:
«Quello è l'ultimo. Te lo tengo fino a domani alle 18, se nel frattempo mi arriva il pagamento di qualcun altro parte a lui. Non è antipatia, è che è uno solo.»
Detta prima, è una regola. Detta dopo, è una lite.
Non esiste un metodo unico e chi ti dice il contrario non vende in Italia.
| Metodo | Quando lo usa il compratore | Cosa ti costa in tempo |
|---|---|---|
| Bonifico | Sopra i 40-50 €, o quando il venditore non lo conosce ma ha visto abbastanza foto da fidarsi | Aspetti l'accredito e lo controlli tu |
| Contrassegno | Quando non ti conosce affatto, e in molte zone del centro-sud anche quando ti conosce | Anticipi merce e spedizione, il denaro torna dopo |
| Carta | Quando è abituato a comprare online e vuole finire in trenta secondi | Zero, ma serve un'infrastruttura |
| Satispay, ricarica, contanti alla consegna in città | Quando siete vicini o vi siete già visti | Zero attrito, zero tracciabilità automatica |
La regola pratica che funziona: offri due metodi, non cinque. Bonifico più una alternativa. Cinque metodi in un messaggio sembrano disponibilità e invece sono una decisione in più da prendere, e le decisioni in più fanno chiudere l'app.
Sulla parte del bonifico c'è molto da dire e non entra qui. Se ti capita spesso la conversazione delle 23:00 con lo screenshot della contabile, la parte operativa sta in come farsi pagare con bonifico senza rincorrere nessuno. Il contrassegno merita un discorso a parte, perché ha un costo per te e un rischio di rifiuto che quasi nessuno calcola prima di offrirlo.
Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
È l'errore più caro e il più silenzioso.
Metti tariffa unica 6 €, va bene per sei mesi, poi cominci a spedire in Sardegna e in provincia e continui a incassare 6 € su pacchi che ti costano di più. Il listino di Poste Italiane, per fare un esempio verificabile, prevede supplementi espliciti per Sicilia, Calabria e Sardegna e per le località in elenco «disagiate» e «periferiche». I corrieri privati fanno la stessa cosa con nomi diversi. Se hai una tariffa sola per tutta Italia, quei supplementi li stai pagando tu.
Il calcolo completo, con le fasce di peso e il peso volumetrico che frega chiunque venda cose leggere e ingombranti, sta in come calcolare le spese di spedizione senza rimetterci.
Il primo giorno è facile. Il nono no.
Il nono giorno hai quattordici conversazioni aperte, due persone che vogliono lo stesso vaso, un bonifico arrivato di 1,50 € in meno perché il compratore ha fatto il conto a memoria, e un pacco in giacenza in un paese in provincia di Cosenza perché il corriere ha suonato una volta alle 11 di mattina. E devi ancora impastare l'argilla.
Ecco cosa fa la differenza in quel giorno, e nessuno lo scrive:
Tieni un registro fuori da Instagram. Un quaderno va benissimo. Nome, prodotto, totale, metodo, stato. Instagram non è un gestionale e non lo diventerà: le richieste dei messaggi non lette, le richieste accettate e i commenti sono tre posti diversi, e prima o poi un ordine cade in uno dei tre.
Salva due nomi, non uno. Il nome utente Instagram e il nome dell'intestatario del conto. Sono quasi sempre diversi. Se non lo fai, al terzo mese ti trovi la domenica sera davanti a un accredito di 74 € intestato a un nome che non hai mai sentito, mentre tre persone diverse ti scrivono per chiedere se è arrivato il loro.
Decidi in anticipo la soglia dei pochi euro. Sotto i 2 € assorbi e non dici niente, perché scriverlo ti costa più della differenza. Fra 2 e 15 € lo dici in una riga alla conferma. Sopra, non spedisci finché non è completo. Scritto una volta, smetti di rifare quel dibattito interno ogni volta.
Se la gente deve scriverti per sapere il prezzo, il tuo profilo non è un negozio, è un centralino.
La pagina dall'altra parte del link deve rispondere a tre domande prima che il visitatore scorra: cosa vendi, quanto costa, come lo prendo. Se una di queste tre ha bisogno di un altro tocco, è una domanda a cui il compratore risponde andandosene. Cosa mettere e cosa togliere sta in cosa mettere nel link in bio perché diventi un negozio.
E le foto, prima di tutto il resto. Una foto in cui non si capisce quanto è grande la cosa genera un messaggio invece di un ordine, e quel messaggio lo devi scrivere tu. Il metodo con un telefono e una finestra sta in come fotografare i prodotti col telefono.
Questa è la parte che ti dicono in pochi.
Se fai quattro ordini al mese, non ti serve niente. Ti servono compratori. Un messaggio fissato in cima al profilo con prezzi e modalità, una nota sul telefono con gli ordini aperti, e basta. Il tempo che passi a configurare un negozio è tempo che non passi a farti trovare, e a quel volume il collo di bottiglia non è l'organizzazione.
Il momento in cui cambia è misurabile, e non è un numero di ordini. È un numero di minuti. Quando passi più di mezz'ora al giorno a ricopiare totali, IBAN e indirizzi da una conversazione all'altra, stai lavorando gratis per una cosa che una pagina fa da sola.
Sailo ti dà un link, sailo.store/tuonome, attivo da subito, con i prodotti, i prezzi e le opzioni. Il compratore compone l'ordine sulla pagina e sceglie come vuole essere contattato. Se sceglie WhatsApp, l'ordine ti arriva già scritto: prodotto, opzioni, indirizzo, totale. Non ricopi niente e non sommi niente a memoria.
Adesso la parte che devi sapere prima di iscriverti.
Sailo non ha nessun canale di pagamento italiano. Niente Satispay, niente PostePay, niente PayPal, niente automazione del bonifico. La lista completa dei canali è questa e non ce ne sono altri: carta, WhatsApp, Telegram, Instagram, email, telefono, bonifico, contrassegno. Se tu incassi con Satispay, quello che puoi fare è scrivere il tuo riferimento nel campo istruzioni del bonifico, che è testo libero, e confermare tu il pagamento quando lo vedi. Funziona tutti i giorni. È una soluzione manuale, non una funzionalità, e chiamarla in un altro modo sarebbe prenderti in giro.
Sul bonifico e sul contrassegno Sailo non prende niente e non tocca mai il denaro: va dal compratore a te, diretto. L'unica commissione che esiste è lo 1–3% sul valore dei prodotti quando il pagamento è con carta, calcolata dopo lo sconto ed esclusa la spedizione. La carta richiede un account Stripe approvato per gli incassi. Stripe in Italia c'è, verificato il 6 agosto 2026, ma la lista dei paesi si muove e vale la pena ricontrollarla prima di contare su quella riga.
Il piano gratuito arriva a 10 prodotti e 7 giorni di statistiche.
20 ordini al mese, 74 € di media, 1.480 € di prodotto.
Prima di sistemare la parte dei messaggi ne perdeva due o tre al mese nella conversazione: gente che si raffreddava aspettando la risposta, o due persone sullo stesso pezzo con lei che scopriva il conflitto dopo aver incassato. Chiamiamoli due ordini, 148 €. Il 10% del suo fatturato, sparito per un problema di organizzazione, non di ceramica.
Cosa ha cambiato, in concreto: ha messo prezzo e peso di ogni pezzo sulla pagina, ha scritto sotto ai dati bancari «spedisco quando vedo l'accredito, di solito in giornata», e ha smesso di tenere pezzi in sospeso senza scadenza. Gli ordini arrivano su WhatsApp con il totale già sommato, quindi la cifra che le entra coincide con quella che aspetta.
La domenica ha smesso di essere il giorno delle indagini bancarie. Quello è stato il cambiamento vero, e non compare in nessun foglio di calcolo.
Apri il tuo profilo e guardalo come se non fossi tu. Se dopo dieci secondi non sai quanto costa la cosa nella prima foto, hai trovato il problema.
Poi fai queste tre cose, in quest'ordine: scrivi il prezzo sotto ogni foto, prepara il messaggio di risposta a tre righe con disponibilità, totale e metodi di pagamento, e apri un quaderno con una riga per ordine. Sono venti minuti. Sono anche le uniche venti che non rimpiangerai.
Quando quei venti minuti sono fatti, il passo successivo è spostare la chiusura dove la gente risponde davvero. Come si struttura un ordine dal primo messaggio alla conferma sta in vendere su WhatsApp senza perdere gli ordini nella chat.
Scritto da
Sailo team
Un link, tutto il tuo negozio.
Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
Sailo le mette solo una porta d'ingresso — così la gente può guardare, confrontare e vedere i prezzi prima di scriverti.
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