I dati da dare, perché una contabile non è un pagamento, e la frase esatta da mandare alle 23 quando ti scrivono che hanno pagato e tu non vedi niente.
Sailo team11 min di lettura
«Ti ho fatto il bonifico stasera, me lo spedisci domani?»
Sono le 23:10, apri l'app della banca e non c'è niente. Lui ti manda lo screenshot. Lo screenshot è perfetto. E adesso devi decidere se impacchettare o se scrivere una frase che suoni come un'accusa.
La risposta corta: per farsi pagare con bonifico servono quattro dati scritti bene, una causale che tu possa ritrovare, e la regola che non si spedisce finché l'accredito non è sul tuo conto. Una contabile non è un pagamento. È l'intenzione di pagare, con un'ottima grafica.
Alessia fa borse in pelle a Firenze. Prezzo medio 145 €, circa 18 ordini al mese, quasi tutti a bonifico perché sopra i cento euro nessuno le chiede altro. Due o tre al mese le si incastrano in questa identica conversazione, e ognuno le costa fra i venti e i quaranta minuti sparsi in due giorni.
Per riceverti un bonifico in Italia servono l'IBAN, il nome della banca, l'importo esatto e una causale. Fin qui lo sanno tutti.
Il dato che quasi nessuno scrive è il nome esatto dell'intestatario. Ed è quello che evita più abbandoni di ogni altra cosa, perché il compratore lo digita nell'app e poi guarda la schermata di conferma. Se il tuo conto è intestato a te e il tuo negozio si chiama «Bottega Arno», la persona che sta per mandare 145 € a un nome che non ha mai sentito si ferma. Qualcuno chiede. La maggior parte chiude l'app e ci pensa domani, che è un modo educato per dire mai.
Scrivilo tu per primo, prima che se lo chieda:
«Il conto è intestato ad Alessia M. Bianchi, sono io. Il negozio si chiama Bottega Arno ma il conto è personale.»
Due righe. Costano niente e sbloccano una persona su dieci.
L'altra cosa da scrivere è la causale, e va chiesta in modo che sia utile a te. Non chiedere il nome del prodotto, perché ognuno lo abbrevia in modo diverso e il campo si tronca. Chiedi qualcosa di corto e unico: le ultime quattro cifre del suo numero di telefono, oppure il numero d'ordine se ce l'hai. «Causale: 4471» è una cosa che una persona riesce a copiare senza sbagliare anche alle undici di sera.
E qui va detta la parte scomoda: la causale è un aiuto, non una prova. A seconda della banca e del canale, quello che il mittente scrive nel campo può arrivarti tagliato, o non arrivarti proprio. La prova vera è sempre la stessa terna: importo, orario, nome dell'intestatario che compare sul tuo estratto conto.
Qui nascono quasi tutti i malintesi, perché il compratore crede che un bonifico sia istantaneo sempre, e a volte non lo è.
La forma generale, senza inventarmi le regole della tua banca. Fra due conti della stessa banca è quasi sempre immediato. Fra banche diverse dipende da due cose: se il compratore ha scelto un bonifico ordinario o uno istantaneo, e a che ora l'ha inviato rispetto al cut-off della sua banca. Un bonifico ordinario partito venerdì alle 21 può comparire lunedì. Un bonifico istantaneo arriva in secondi, ma non tutte le banche lo offrono su tutti i conti e alcune applicano limiti d'importo.
Non tirare a indovinare quale sia il tuo caso. Fai questa cosa una volta sola: fatti mandare 5 € da un conto di un'altra banca, un sabato pomeriggio, con bonifico ordinario. Segna quanto ci ha messo a comparire. Quel numero è la tua politica di spedizione, e adesso lo sai invece di sperarlo.
Poi scrivilo sulla pagina, con quelle parole. «Se paghi con bonifico ordinario da un'altra banca dopo le 18, di solito lo vedo la mattina dopo.» Un compratore che lo sa prima non ti scrive alle 23:10.
Questa parte va detta senza giri.
Uno screenshot si modifica sul telefono in quaranta secondi, con app che esistono esattamente per quello. Un bonifico può essere revocato prima dell'esecuzione, e in quella finestra la contabile è già visibile nell'app di chi paga. Un bonifico programmato produce una ricevuta perfettamente autentica con la data di martedì prossimo, e chi te la manda a volte non ha nemmeno capito cosa ha fatto.
Non stai dubitando di quella persona. Stai usando l'unica fonte che serve, che è il tuo estratto conto.
La contabile ti dice cosa voleva fare il compratore. Solo la tua banca ti dice cos'è successo.
Il modo di dirlo senza offendere nessuno è fissarlo come regola prima che il problema esista, non nel mezzo. Mettilo sulla pagina, sotto i dati bancari: «Spedisco quando l'accredito è sul conto. Di solito in giornata.» Adesso non è un sospetto su quella persona. È come funziona il tuo negozio.
Succede più spesso di quanto sembri e quasi mai è malafede.
Qualcuno manda 145 € e si dimentica la spedizione. Qualcuno arrotonda. Qualcuno paga il prezzo che aveva letto in un post di tre settimane fa, quando costava dieci euro meno. Ti ritrovi con 145 € e un ordine da 152,50 €.
Decidi la soglia in anticipo e non rinegoziarla ogni volta. Una scala che funziona:
| Differenza | Cosa fai |
|---|---|
| Fino a 2 € | Assorbi e non dici niente. Scrivere il messaggio ti costa più della differenza |
| Da 2 a 15 € | Lo dici in una riga alla conferma, senza dramma, e proponi due modi per sistemarla |
| Sopra 15 € | Non spedisci finché non è completo, e lo dici subito |
La riga per la fascia di mezzo, pronta da copiare: «Mi sono arrivati 145, mancano 7,50 della spedizione. Puoi mandarmeli adesso o li mettiamo sul prossimo ordine, come preferisci.» Nessun punto esclamativo, nessuna scusa. È una comunicazione, non un reclamo.
Scritta una volta nel tuo manuale personale, questa scala ti restituisce il dibattito interno che ti consuma il pomeriggio.
L'accredito compare sul tuo estratto con il nome dell'intestatario del conto, non con il nome che la persona usa su Instagram.
Salvali entrambi dal primo ordine. Nome utente e nome dell'intestatario, sulla stessa riga del tuo registro. Se non lo fai, al terzo mese sei lì di domenica sera a fissare un accredito di 145 € intestato a «GIUSEPPE R. CONTI» cercando di capire quale delle tue clienti sia, mentre altre due ti scrivono per chiedere se è arrivato il loro.
Il caso più fastidioso è il conto cointestato o il bonifico fatto dal marito, dalla madre, dal collega. Capita spesso e non c'è modo di prevederlo. L'unica difesa è la causale corta e il fatto che tu abbia salvato l'importo esatto, perché due ordini identici nello stesso giorno sono rari e due ordini con lo stesso importo e la stessa causale sono impossibili.
Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
Salvala come risposta rapida su WhatsApp e non riscriverla mai più a mano:
«Grazie, sto controllando. Sul conto non mi risulta ancora, fra banche diverse a volte ci mette qualche ora. Appena lo vedo ti confermo e ti mando il codice di tracciamento. Se domani entro mezzogiorno non compare, scrivimi e lo guardiamo insieme con la tua contabile.»
Fa quattro cose, quel messaggio. Ringrazia. Non accusa. Spiega perché può tardare. E mette un orario preciso, che è la cosa che abbassa l'ansia dell'altro, perché adesso sa quando riscrivere invece di riscrivere ogni venti minuti.
Quello che non devi fare: spedire «per questa volta» perché la conversazione si è fatta imbarazzante. Se lo fai una volta lo farai sempre, e l'unico modo per sapere quanto ti è costato è quando ti è già costato.
Se ti scrivono spesso a quell'ora, il problema non è il bonifico ma l'orario in cui hai insegnato alla gente che rispondi. Come si mette un confine senza perdere ordini è dentro vendere su WhatsApp senza perdere gli ordini nella chat.
Il bonifico è ottimo quando l'importo è alto e il compratore ti ha già scelto. È pessimo in due casi.
Il primo: importi bassi. Su un ordine da 18 € la fatica di aprire l'app della banca, copiare un IBAN e scrivere una causale è sproporzionata rispetto alla spesa, e una parte delle persone semplicemente non lo fa.
Il secondo: compratori che non ti conoscono e stanno decidendo se fidarsi. A quella persona stai chiedendo di mandare soldi a uno sconosciuto e poi aspettare. In molte zone del paese, e in modo molto marcato al centro-sud, la risposta naturale a quella richiesta è «ce l'hai il contrassegno?». Non è diffidenza verso di te, è l'abitudine di un mercato dove pagare alla consegna è normale. Cosa ti costa davvero offrirlo, e in quali casi conviene rifiutarlo, sta in quanto ti costa il contrassegno e quando dire di no.
Sailo ha un campo per ogni dato bancario: nome della banca, intestatario, numero di conto, IBAN, SWIFT/BIC, più un campo istruzioni a testo libero. Il compratore compone l'ordine sulla pagina, sceglie bonifico, e vede i tuoi dati accanto al totale esatto che deve mandare. Solo questo elimina metà degli errori di importo, perché nessuno sta sommando la spedizione a memoria alle undici di sera.
Due cose vanno dette con precisione.
La prima: il campo istruzioni è testo libero ed è il posto dove va tutto quello che il modulo non nomina. Se vuoi ripetere l'IBAN in maiuscolo con gli spazi ogni quattro caratteri perché è più facile da copiare, va lì. Se incassi anche con Satispay o con una ricarica, il riferimento va lì, e sei tu a confermare il pagamento quando lo vedi arrivare. Non c'è nessun canale italiano dentro Sailo: la lista completa è carta, WhatsApp, Telegram, Instagram, email, telefono, bonifico e contrassegno. Quello che fai col campo istruzioni è una soluzione manuale che funziona tutti i giorni, non una funzionalità.
La seconda, che è il limite vero: Sailo non può sapere se il tuo bonifico è arrivato. Non è collegato alla tua banca e non lo sarà. Quando segni un ordine come pagato, è perché hai aperto l'app e hai guardato. Non lo fa nessuno al posto tuo. Se stacchi tre giorni, non si fa, e gli ordini restano lì ad aspettare.
In cambio, sul bonifico Sailo non prende nessuna commissione e non tocca mai il denaro. Va dal conto del compratore al tuo, diretto. L'unica commissione che esiste è lo 1–3% sul valore dei prodotti quando il pagamento è con carta, e la carta richiede un account Stripe approvato. Sul bonifico, zero.
18 ordini al mese a 145 € di media fanno 2.610 € di prodotto.
Prima di mettere ordine in questa parte, perdeva circa un ordine al mese fra chi si raffreddava aspettando e chi non ha mai completato il pagamento dopo aver ricevuto l'IBAN in chat. Un ordine, 145 €. Più circa due ore al mese passate a incrociare accrediti con nomi. Il 5,5% del fatturato più due ore, per un problema che si risolve scrivendo tre righe in più su una pagina.
Cosa ha cambiato: ha messo il nome dell'intestatario accanto all'IBAN, ha scritto «spedisco quando vedo l'accredito, da altre banche può arrivare la mattina dopo» sotto i dati, e ha iniziato a chiedere le ultime quattro cifre del telefono come causale. Ha anche smesso di mandare l'IBAN a mano nei DM, che era il punto in cui sbagliava un carattere una volta ogni venti.
Il bonifico lascia traccia di tutto quello che vendi. Va benissimo, ed è anche il motivo per cui prima o poi la domanda «devo aprire la partita IVA?» arriva sul tavolo.
Non improvvisare la risposta con quello che hai letto in un gruppo Facebook. La differenza fra una vendita occasionale e un'attività continuativa, gli obblighi di fatturazione e il regime che ti conviene dipendono da cose specifiche della tua situazione, e le regole cambiano. Chiedi a un commercialista, o guarda direttamente sul sito dell'Agenzia delle Entrate, prima che il volume cresca. Costa molto meno farlo adesso che sistemarlo dopo.
Apri la pagina dove scrivi i tuoi dati bancari e aggiungi il nome dell'intestatario accanto all'IBAN. Scrivi una riga che dica quando spedisci. Fatti mandare un bonifico ordinario da 5 € da un'altra banca, oggi pomeriggio, e segna quanto ci mette.
Con questi tre cambiamenti la maggior parte delle conversazioni delle 23:10 smette di succedere. Se poi ti accorgi che gli ordini arrivano ancora come conversazioni sparse invece che come ordini, l'ordine di montaggio completo sta in vendere su Instagram senza sito. E se il problema non è incassare ma trovare qualcuno a cui vendere, comincia da come arrivano i primi ordini online, perché un sistema di incasso perfetto senza compratori non incassa niente.
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