Una finestra, un piano d'appoggio e la lente pulita bastano. Come si scatta, quante foto servono per prodotto e quale di queste chiude davvero la vendita.
Sailo team11 min di lettura
Hai fatto quaranta foto sabato pomeriggio, ne hai buttate trentotto, e le due rimaste sono comunque più tristi dell'oggetto vero.
Il problema quasi mai è il telefono. Un telefono da 200 € fa foto di prodotto migliori di una reflex in mano a chi non sa dove mettere la luce, e la luce è tutta la partita. Serve una finestra, un piano d'appoggio e la disciplina di fotografare bene una cosa invece che male quindici. Il resto lo fa il telefono che hai già in tasca.
Sara fa bigiotteria a mano a Torino. Orecchini a 24 €, circa 30 pezzi a catalogo. Le prime foto le faceva la sera al tavolo della cucina, sotto il lampadario, e riceveva in media tre messaggi al giorno che chiedevano tutti la stessa cosa: «ma quanto sono grandi?».
Luce di giorno, di lato, e le luci del soffitto spente.
Metti l'oggetto su un tavolo vicino a una finestra, mettiti in modo che la luce arrivi di traverso e non da dietro di te, e scatta. È tutto qui. La luce laterale crea l'ombra che dice al cervello che l'oggetto ha uno spessore, e lo spessore è ciò che rende una foto una cosa che si può comprare invece di un disegno.
Le luci del soffitto vanno spente sempre, anche se sembra buio. La luce mista, lampadina calda più luce di giorno fredda, è esattamente ciò che fa sembrare una foto casalinga una foto casalinga. Il telefono non sa quale delle due deve seguire e sbaglia il bilanciamento su entrambe: l'oggetto viene grigio da una parte e arancione dall'altra.
Se la luce dalla finestra è troppo dura, mettici davanti un foglio di carta da forno o una tenda bianca sottile. Se l'ombra da un lato è troppo nera, metti dall'altro lato un foglio A4 bianco in piedi, a venti centimetri. Sono i due unici accessori che ti servono e li hai in cucina.
Questa è la parte che nessuno scrive e che in Italia conta parecchio.
A Torino in febbraio la luce utile sta nelle due o tre ore intorno a mezzogiorno, e se aspetti le quattro del pomeriggio hai perso la giornata. A Palermo in luglio è il contrario: a mezzogiorno il sole diretto ti spacca l'immagine in bianchi bruciati e neri pieni, e la finestra buona è quella che non prende il sole diretto, con un cielo luminoso ma coperto come luce migliore in assoluto.
La regola pratica: vuoi luce abbondante ma indiretta. Un cielo bianco di nuvole alte è la condizione perfetta e nessuno la sceglie mai perché sembra brutto tempo.
Una foto su fondo bianco senza riferimenti non dice quanto è grande la cosa. Il compratore lo sa e per questo scrive.
Ogni messaggio «quanto è grande?» è un ordine che non è partito da solo. Sara ne riceveva tre al giorno, quindi circa novanta al mese, ognuno da leggere e rispondere. Ha risolto in un pomeriggio mettendo in ogni scheda una foto con l'orecchino indossato e una con una moneta da due euro accanto. I messaggi sulla misura sono scesi a due o tre a settimana.
Metti un riferimento riconoscibile: una mano, una moneta, una tazza, un quaderno. E scrivi comunque le misure in millimetri sotto, perché una parte delle persone legge invece di guardare.
Cinque, non venti. Ognuna ha un compito.
Pulisci la lente. È la cosa più stupida e più efficace di tutte. Un telefono che sta in tasca ha un velo di grasso sull'obiettivo che rende tutto opaco e, quando c'è controluce, aggiunge un alone. Una passata sulla maglietta e la nitidezza torna.
Niente flash. Mai. Il flash del telefono è una luce piccola e frontale, cioè la peggiore combinazione possibile: appiattisce l'oggetto e getta un'ombra dura dietro.
Blocca l'esposizione. Tocca l'oggetto sullo schermo e tieni premuto finché non compare il blocco. Poi trascina in su o in giù per schiarire o scurire. Senza questo, il telefono cambia esposizione ogni volta che sposti l'inquadratura di due centimetri e ti ritrovi venti foto con venti luminosità diverse.
Non usare il grandangolo da vicino. La lente più larga deforma tutto ciò che è vicino, allarga la parte davanti e stringe quella dietro. Per gli oggetti piccoli usa la lente principale, o quella tele se ce l'hai, e allontanati un po'.
Scatta più largo del necessario. Ti serve poter ritagliare in quadrato per la griglia, in 4:5 per il feed e in verticale per le storie, dalla stessa foto. Se inquadri già stretto, uno di quei tre tagli ti taglia il prodotto.
Fai tutte le foto di un prodotto negli stessi dieci minuti. La luce cambia da sola durante la giornata. Se scatti la principale alle 11 e il dettaglio alle 17, nella scheda avrai due colori diversi dello stesso oggetto e il compratore penserà che ce ne siano due versioni.
Se fotografi cinque cose e tre vengono mosse, hai buttato un pomeriggio.
Fotografa un prodotto per bene. Poi il secondo. Il modo giusto di usare un sabato è uscire con cinque schede complete, non con trenta schede in cui manca sempre qualcosa. Sara ha impiegato quattro sabati a coprire i suoi trenta pezzi e nel frattempo vendeva, perché ha cominciato dai sei che le compravano di più.
Un trucco che vale il suo peso: appoggia il telefono a una pila di libri invece di tenerlo in mano. L'inquadratura resta identica fra uno scatto e l'altro, quindi le tue foto hanno tutte la stessa distanza e la stessa angolazione, e il catalogo sembra fatto da una persona sola. È l'unica cosa che distingue visivamente un negozio ordinato da una raccolta di scatti.
Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
Alzare la luminosità va bene. Raddrizzare l'orizzonte va bene. Ritagliare va bene. Togliere una briciola dal tavolo va bene.
Cambiare il colore del prodotto no.
Non è una questione di onestà astratta, è una questione di soldi. Un reso ti costa la spedizione di andata, quella di ritorno, l'imballo e il tempo, e se hai spedito in una zona con supplemento lo paghi anche al ritorno. Un rosso che nella foto sembra corallo e nella scatola è mattone è un reso quasi certo. Una foto leggermente meno spettacolare costa zero.
Il filtro che rende la foto più bella di così è lo stesso che ti fa tornare indietro il pacco.
La regola pratica per il colore: fotografa l'oggetto accanto a un foglio bianco, e in modifica regola finché il foglio è bianco. Se il foglio è bianco, il tuo colore è quello vero.
Una cosa è cambiata negli ultimi anni e vale la pena dirla senza previsioni: la scoperta passa dai video brevi, l'acquisto avviene altrove. Chi ti trova, spesso ti trova in un video di dieci secondi.
La buona notizia è che il video di prodotto più utile è anche il più facile. Appoggi l'oggetto sul tavolo vicino alla finestra e lo giri lentamente con la mano, per otto o dieci secondi. Basta questo. In quei dieci secondi il compratore capisce la grandezza, lo spessore, come si comporta la luce sulla superficie e se il colore cambia girandolo. Sono tutte le domande che ti avrebbe fatto in chat.
Due regole: giralo piano, molto più piano di quanto ti venga naturale, e non parlare sopra. La musica la metterà l'algoritmo o il compratore, la tua voce che spiega serve solo se stai mostrando come si usa una cosa non ovvia.
Se vendi argento, vetro, resina lucida, bottiglie o smalti, hai un problema in più: la superficie riflette la stanza, e nella stanza ci sei tu con il telefono in mano.
La soluzione non è meno luce, è una luce più grande. Una finestra ampia con la carta da forno davanti diventa un riflesso morbido e lungo, che sull'argento sembra voluto. Una lampadina piccola diventa un puntino bianco, che sembra un errore.
Poi togliti dal riflesso. Fotografa da un angolo di trenta o quaranta gradi invece che frontalmente, e se ti vedi ancora, metti un cartoncino bianco fra te e l'oggetto con un buco per l'obiettivo. Sembra un'esagerazione. Ci metti due minuti a farlo e ti risolve tutto il catalogo.
Per il vetro e per le bottiglie funziona anche il contrario di tutto il resto: metti la luce dietro, con un foglio bianco fra la finestra e la bottiglia. Il liquido si accende e il vetro smette di essere grigio.
Non comprare un fondale. Le tre superfici che funzionano quasi sempre le hai già.
Un tavolo di legno chiaro, non lucido. Un foglio grande di cartoncino bianco o grigio, che costa poco in cartoleria e dura un anno. Un pezzo di lino o di cotone stropicciato, per le cose piccole.
Quelle che non funzionano: il piano di lavoro in acciaio, che riflette tutto e ti mette in foto; il marmo screziato, che fa a botte con l'oggetto per l'attenzione; e qualunque superficie con un motivo, perché la foto diventa la storia del tavolo.
Scegline una e usala per tutto il catalogo. La coerenza vale più della bellezza del singolo scatto.
Le foto fanno arrivare la gente sulla scheda. Poi decidono altre due cose: il prezzo scritto in chiaro e la prova che qualcun altro ha comprato prima.
Su Sailo le recensioni ci sono su tutti i piani, gratuito compreso. Il compratore lascia nome, un voto da 1 a 5 stelle e un testo facoltativo. Ed ecco il limite che devi sapere prima: niente compare finché non lo approvi tu. La recensione resta invisibile nella pagina di moderazione finché non entri e la approvi. È fatto apposta, perché nessuno vuole che uno sconosciuto scriva quello che vuole sulla tua vetrina, ma vuol dire che la prova sociale che le tue foto si sono guadagnate può restare non pubblicata per settimane se non ti ricordi di entrare. È una faccenda di manutenzione, e tocca a te.
Mettila nella stessa mezz'ora settimanale in cui controlli gli incassi. Cinque minuti, e la scheda del tuo prodotto più venduto smette di essere muta.
30 pezzi a catalogo, orecchini a 24 €.
Prima: tre messaggi al giorno sulla misura, e circa un reso ogni due mesi perché il colore in foto era più caldo del vero. Il reso, fra andata, ritorno e imballo, le costava intorno ai 14 € più il tempo, su un prodotto da 24 €. Un reso ogni due mesi vuol dire regalare più di metà di un ordine ogni sessanta giorni.
Dopo: due foto in più per scheda, una con l'orecchino indossato e una con la moneta, e la correzione del colore fatta sul foglio bianco. I messaggi sulla misura sono crollati, i resi per colore sono spariti. Non ha comprato niente, non ha cambiato telefono, e ci ha messo quattro sabati.
Non ti sto dicendo che succederà anche a te. Ti sto dicendo che sono le due leve più economiche che esistono in questo lavoro.
Prendi il prodotto che vendi di più. Pulisci la lente. Spegni le luci del soffitto, portalo vicino alla finestra e fai le cinque foto della lista, tutte nello stesso quarto d'ora, con il telefono appoggiato a qualcosa.
Poi carica quelle cinque al posto di quelle che hai adesso, e scrivi le misure sotto. Se domani i messaggi sulla misura calano, hai la conferma e puoi fare il secondo prodotto.
Quando le foto sono a posto, quello che decide se qualcuno compra è la pagina su cui atterrano: cosa scriverci e cosa toglierne sta in cosa mettere nel link in bio. Se il dubbio è invece sul numero da mettere sotto la foto, la ricostruzione del prezzo sta in come si fanno i prezzi nell'artigianato. Il quadro completo di come si chiude un ordine nato da un post è in vendere su Instagram senza sito, e se le foto sono pronte ma i compratori no, si comincia da come arrivano i primi ordini online.
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