Le tre domande a cui la pagina deve rispondere prima che qualcuno scorra, l'ordine giusto delle informazioni e le quattro cose da togliere subito.
Sailo team11 min di lettura
Sessanta persone al giorno toccano il tuo link. Tre ti scrivono. Le altre cinquantasette hanno guardato la pagina e se ne sono andate, e non sai perché.
Quasi sempre il motivo è uno solo: la pagina non risponde alle domande che quelle persone avevano in testa mentre la aprivano. Sono tre, e sono sempre le stesse. Cosa vendi. Quanto costa. Come faccio ad averlo. Se una di queste tre ha bisogno di un altro tocco o di un messaggio, è una domanda a cui il visitatore risponde chiudendo la scheda.
Elena fa illustrazioni a Milano. Stampa A4 a 22 €, A3 a 38 €, spedizione tracciata a parte. Circa 60 clic al giorno sul link in bio, quindi quasi 1.800 al mese. Per otto mesi quel link portava a una pagina con cinque pulsanti e nessun prezzo.
Non è una lista di consigli, è una sequenza. Se la inverti, perdi gente al primo schermo.
Cosa vendi, entro i primi due secondi e senza scorrere. Non il tuo nome, non il tuo logo, non la tua storia: la cosa. Una foto di un prodotto grande, nitida, in cui si capisce cos'è e quanto è grande.
Quanto costa, sotto la foto, in cifre. Non «scrivimi per il prezzo». Non «prezzi in DM». Il prezzo nascosto è la singola scelta che costa più vendite in assoluto, e chi lo nasconde lo fa per una ragione sbagliata: crede che il prezzo spaventi. Il prezzo non spaventa. L'assenza di prezzo spaventa, perché fa pensare che dipenda da chi sei.
Come lo prendo, cioè i metodi di pagamento e la spedizione, scritti prima che qualcuno li chieda. Questa è la parte specificamente italiana e la sbagliano quasi tutti.
Un compratore italiano che non capisce se accetti il pagamento alla consegna non ti scrive per chiederlo. Chiude e basta, soprattutto se non ti conosce e soprattutto in una buona parte del centro e del sud, dove il contrassegno è ancora il modo normale di comprare da uno sconosciuto.
Quindi scrivi una riga, in alto, visibile senza scorrere:
«Si paga con bonifico oppure alla consegna. Spedisco in tutta Italia, consegna a mano a Milano.»
Quattordici parole. Rispondono alla domanda che stava per farti perdere una vendita e la rispondono prima che diventi un messaggio a cui devi rispondere tu.
Se accetti anche un'app di pagamento fra privati, scrivila. Se il contrassegno ha un costo in più, scrivi anche quello, come voce e non come penale: «pagamento alla consegna, +3 €». È onesto, è verificabile, e una parte delle persone sceglie il bonifico da sola senza che tu debba dire niente.
La seconda informazione mancante più costosa è dove spedisci e quanto viene.
Non serve un preventivatore. Serve una riga che dia un ordine di grandezza e non menta:
«Spedizione tracciata 6 €, gratis sopra 45 €. Per isole minori e località fuori dai centri principali può servire un piccolo supplemento e qualche giorno in più: te lo dico prima di confermare.»
Quella seconda frase fa due cose. Toglie il problema più grande di chi vive in Sardegna, in Sicilia, in Calabria o in un paese dell'entroterra, che è comprare e poi scoprire un costo o un ritardo. E ti protegge, perché i listini prevedono davvero supplementi espliciti per quelle zone e per le località in elenco «disagiate» e «periferiche». Il listino business di Poste Italiane li indica, alla data del 6 agosto 2026, e i corrieri privati fanno lo stesso con nomi diversi.
Scrivere «spedizione 6 € in tutta Italia» quando non è vero non ti fa vendere di più. Ti fa avere una conversazione sgradevole dopo l'ordine, che è il momento peggiore.
Un nome e una città convertono meglio di un logo.
«Elena, illustro a Milano, stampe numerate su carta cotone» dice a uno sconosciuto che dall'altra parte c'è una persona in un posto reale. È la cosa che sostituisce, per un piccolo venditore, tutto quello che un marchio grande ottiene con la pubblicità.
Aggiungi una foto tua o delle tue mani al lavoro. Non serve che sia bella, serve che esista. Il compratore italiano che sta per mandare soldi a qualcuno che ha visto su Instagram cerca esattamente due segnali: che esisti, e che qualcun altro ha comprato prima di lui.
Il secondo segnale sono le recensioni, e vale la pena metterle in evidenza appena ne hai due o tre. Su Sailo ci sono su tutti i piani: nome, voto da 1 a 5 stelle, testo facoltativo. Attenzione a un dettaglio: niente compare finché non l'approvi tu dalla pagina di moderazione. È fatto apposta, ma vuol dire che se non entri, la recensione che ti sei guadagnato resta invisibile.
Il muro di pulsanti. Instagram, TikTok, Facebook, newsletter, WhatsApp, Spotify, il vecchio sito. Ogni pulsante che non porta a un prodotto è un modo per far uscire dalla pagina qualcuno che era entrato per comprare. Elena ne aveva cinque prima dei prodotti. Adesso ne ha zero sopra e due in fondo.
L'iscrizione alla newsletter in cima. Stai chiedendo un impegno a una persona che non sa ancora se ti vuole. Se proprio la vuoi, va in fondo, dopo i prodotti, e va chiesta a chi ha già visto qualcosa che gli piace.
Il link a WhatsApp senza contesto. Un pulsante «Scrivimi» apre una chat vuota, e la persona deve inventarsi cosa dire. La maggior parte non lo fa. Se metti un contatto, mettilo dopo il prodotto e con il messaggio già precompilato: la differenza fra una chat vuota e una chat che si apre con «Ciao, sarei interessata alla stampa A3» è enorme.
«Scrivimi per disponibilità e prezzi». È la frase che trasforma ogni visita in una conversazione che devi fare tu. Se hai 1.800 visite al mese e anche solo il 5% ti scrive, sono novanta conversazioni per dire novanta volte lo stesso prezzo.
Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
Non una descrizione poetica. Quattro informazioni, sempre le stesse, sempre nello stesso ordine, perché così il compratore impara dove guardare e smette di chiedere.
Le misure in centimetri. È la domanda numero uno in assoluto, in qualunque categoria. Se vendi qualcosa da indossare, aggiungi due misure prese sul capo, non una taglia, perché le taglie non vogliono dire niente fra un produttore e l'altro.
Il materiale, detto in modo verificabile. «Carta cotone 300 grammi» invece di «carta di alta qualità». Il primo si può controllare, il secondo è una promessa che non vale niente.
Il tempo. Quanto ci metti a spedirlo, non quanto ci mette ad arrivare. «Pronto, spedisco entro due giorni lavorativi» oppure «su ordinazione, dieci giorni». Se produci su richiesta e non lo scrivi, ogni ordine diventa una conversazione sul quando.
Cosa non è. La riga più sottovalutata di tutte. «La cornice non è inclusa.» «Il colore reale è leggermente più scuro della foto sullo schermo.» «È fatta a mano, ogni pezzo ha piccole differenze.» Ogni frase di questo tipo è un reso che non farai, e un reso costa spedizione di andata, di ritorno, imballo e tempo.
Elena ha aggiunto «la cornice non è inclusa» dopo due resi. Sono due parole. Le avevano fatto perdere più margine di un mese di sconti.
Sembra ovvio scritto così. Poi guardi la maggior parte delle pagine in giro e trovi l'esatto contrario: prima la biografia, poi i social, poi la newsletter, e i prodotti in fondo senza prezzi.
Prima. Cinque pulsanti in cima: Instagram, TikTok, newsletter, «scrivimi», portfolio. Sotto, una galleria di illustrazioni senza prezzi, con scritto «per informazioni sui prezzi scrivimi in DM». Nessuna riga sui pagamenti. Nessuna riga sulla spedizione.
Risultato: circa 60 clic al giorno, dai 10 ai 15 messaggi a settimana di cui la metà erano solo «quanto costa la seconda?», e fra i tre e i cinque ordini a settimana.
Dopo. Prima cosa che si vede: la stampa più venduta, formato A3, 38 €. Sotto: «Si paga con bonifico o alla consegna. Spedizione tracciata 6 €, gratis sopra 45 €.» Poi le altre stampe, ognuna con il suo prezzo. Poi due righe su di lei con una foto del tavolo da lavoro. Poi tre recensioni. In fondo, il contatto con messaggio precompilato.
Risultato dopo tre settimane: gli stessi 60 clic circa, i messaggi scesi a 5 o 6 a settimana ma quasi tutti su ordini reali, e da sei a otto ordini a settimana.
Il dettaglio che conta più di tutti: i clic non sono aumentati. È cambiato solo cosa trovavano le stesse persone. È il motivo per cui vale la pena sistemare la pagina prima di spendere un'ora in più a fare contenuti.
Uno solo, all'inizio: quante persone aprono il link diviso quante comprano o iniziano un ordine.
Elena era intorno al 2% contando anche i messaggi. Adesso sta poco sotto il 5%. Non ti sto dando un valore di riferimento del settore, perché non ne ho uno verificato e chiunque te ne dia uno lo sta probabilmente inventando. Il valore che conta è il tuo di due settimane fa.
Se il numero è basso e i messaggi sono tanti, la pagina non risponde alle domande. Se il numero è basso e i messaggi sono zero, il problema è più a monte: le foto, o il fatto che non ti sta trovando abbastanza gente.
Sailo ti dà un link, sailo.store/tuonome, attivo dalla registrazione, che è la pagina stessa e non un ponte verso un'altra pagina. Ci metti prodotti, prezzi, opzioni, i dati per il bonifico e le note per il contrassegno. Il compratore compone l'ordine lì e te lo manda dove preferisci, WhatsApp compreso, già scritto con prodotto, opzioni, indirizzo e totale.
Il limite che riguarda esattamente questa pagina: il pulsante per pagare con carta richiede un account Stripe approvato per gli incassi. Sul piano gratuito e sul Pro la pagina non ha nessun bottone carta, solo i canali manuali: bonifico, contrassegno, WhatsApp, Telegram, Instagram, email, telefono. Stripe in Italia c'è, verificato il 6 agosto 2026, quindi la carta funziona davvero, ma la lista dei paesi si muove e conviene ricontrollarla prima di contarci.
Facciamo il conto su Elena, perché la percentuale da sola non dice niente. Sette ordini a settimana a 30 € medi sono circa 840 € al mese di prodotto. Con la carta, la commissione di Sailo sarebbe lo 1–3% sul valore dei prodotti dopo lo sconto, esclusa la spedizione, quindi circa 4,20 € al mese. La commissione non è il costo. Il costo è l'abbonamento da 49 USD, più la quota che si prende Stripe, che è la sua e non c'entra con Sailo.
A quel volume, il conto lo devi fare così: la carta ti conviene se ti fa vendere più di quanto costa. Se il tuo cliente tipo paga volentieri con bonifico, non ti serve. Se stai perdendo ordini da persone che vogliono finire in trenta secondi e non hanno voglia di aprire l'app della banca, allora sì. Elena ci è passata al quarto mese, non al primo.
Il piano gratuito, per inciso, arriva a 10 prodotti. Per un illustratore con dodici stampe va benissimo. Per chi ne ha ottanta, no.
Apri il tuo link sul telefono di qualcun altro e non toccare niente per dieci secondi. Se in quei dieci secondi non hai visto un prodotto, un prezzo e una riga sui pagamenti, hai la lista delle cose da fare.
Comincia da una sola: metti il prezzo sotto ogni foto. È il cambiamento che dà il risultato più grande in rapporto al tempo, e si fa in un quarto d'ora.
Poi, in ordine: la riga su pagamenti e spedizione in cima, e via i pulsanti sopra i prodotti. Se le foto non reggono un prezzo scritto in chiaro, sistema prima quelle, e il metodo con un telefono e una finestra sta in fotografare i prodotti col telefono.
Il quadro completo di come un post diventa un ordine è in vendere su Instagram senza sito. Se la pagina è a posto ma i visitatori sono pochi, il problema è a monte e si affronta in come arrivano i primi ordini online. E quando i messaggi cominciano ad arrivare sul serio, come si struttura la chiusura senza perderli è in vendere su WhatsApp senza perdere gli ordini.
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Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
Sailo le mette solo una porta d'ingresso — così la gente può guardare, confrontare e vedere i prezzi prima di scriverti.
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