Da dove sono usciti davvero i primi dodici ordini di un venditore, cosa scrivere alle trenta persone della tua lista e come si misura se sta funzionando.
Sailo team11 min di lettura
Hai il catalogo, hai il link, hai le foto. E da otto giorni non succede niente.
I primi ordini online arrivano quasi sempre dalle persone che già ti conoscono. Non è barare e non è un ripiego: è come parte ogni piccola attività italiana, dal panificio al ragazzo che ripara biciclette. La differenza fra chi arriva al decimo ordine e chi si ferma a zero non è il prodotto e non è la pagina. È che il primo ha scritto a trenta persone per nome, e il secondo ha pubblicato un post e ha aspettato.
Davide fa candele di soia a Genova. Candela grande 19 €, ordine medio 34 € perché quasi nessuno ne compra una sola. Dai zero ordini ai primi dodici ci ha messo sei settimane, e quei dodici non sono arrivati da dove pensava.
Ecco il conto vero, che è la cosa più utile di tutto questo articolo.
| Da dove | Quanti |
|---|---|
| Persone a cui ha scritto direttamente, una per una | 5 |
| Amici di quelle persone, dopo che le prime cinque hanno pubblicato la foto | 3 |
| Gruppo WhatsApp del palazzo e del quartiere | 2 |
| Banchetto a un mercatino di quartiere | 1 |
| Un annuncio su una piattaforma di annunci locali | 1 |
Zero da persone arrivate da sole su Instagram. Zero.
Le cinque della prima riga sono la sola cosa che ha fatto partire tutto il resto, perché le tre della seconda riga esistono solo perché le prime cinque hanno pubblicato la foto della candela accesa. È una catena, e il primo anello lo devi tirare tu a mano.
Prendi un foglio e scrivi trenta nomi. Non trenta categorie, trenta nomi.
Vengono fuori più facilmente di quanto pensi se guardi nei posti giusti: i contatti WhatsApp con cui hai parlato negli ultimi tre mesi, i colleghi ed ex colleghi, i genitori dei compagni di scuola dei tuoi figli, il gruppo del calcetto, i vicini, i parenti che non vedi a Natale, gli amici di quando studiavi, chi ti ha fatto i complimenti quando hai postato la prima foto.
Poi scrivi a ognuno separatamente. Non un broadcast. Non un gruppo. Un messaggio a testa, con il suo nome dentro.
La differenza fra un messaggio che funziona e uno che imbarazza tutti e due sta in una cosa sola: cosa stai chiedendo.
Questo non funziona:
«Ciao! Ho aperto un negozio online, se ti va dai un'occhiata al link!»
Questo funziona:
«Ciao Marta, ho iniziato a fare candele di soia. Ho fatto le prime venti, questa alla lavanda è quella che è venuta meglio. Se ti va te ne mando una a 19 €, e se mi dici che ne pensi mi fai un favore.»
Il secondo funziona per tre motivi. È specifico su un prodotto invece che su un negozio. Contiene un prezzo, quindi la persona non deve chiedere. E chiede un'opinione oltre che un acquisto, il che dà a chi legge un modo per dire di sì che non sia comprare per pietà.
Su trenta messaggi così, cinque o sei risposte positive sono un risultato normale. Se ne ricevi zero, non è la lista: è il messaggio, e vale la pena riscriverlo prima di scrivere ad altri trenta.
Instagram serve, ma all'inizio serve come vetrina, non come sorgente. Chi ti scopre lì è quasi sempre qualcuno che ti ha già visto altrove.
I gruppi WhatsApp di quartiere e di palazzo. Sottovalutatissimi. Sono fatti di persone che vivono a duecento metri da te, che possono ricevere a mano senza spedizione, e che quando comprano lo dicono ad altri dello stesso gruppo. Non spammare: chiedi prima all'amministratore, scrivi una volta sola, e offri la consegna a mano.
I gruppi Facebook di paese e di città. In molte zone d'Italia sono ancora la piazza vera, soprattutto fuori dai grandi centri. Hanno regole diverse gruppo per gruppo, alcune serissime sui post commerciali. Leggile prima, perché farsi bannare dall'unico gruppo del paese è un errore che non si ripara.
Il mercatino e la fiera. Un banchetto vende poco in valore e vale moltissimo in facce. La gente tocca la cosa, capisce la dimensione, e quelli che non comprano quel giorno ti trovano dopo. Portati dietro un cartello con il link e il prezzo scritti grandi, e un quaderno per i numeri di telefono.
Il negozio amico in conto vendita. Tre pezzi in un negozio che ha già clienti tuoi potenziali. Guadagni meno per pezzo e in cambio compri visibilità con merce invece che con soldi. Metti in chiaro fin dall'inizio quanti pezzi, per quanto tempo e chi li riprende se non vendono.
Le piattaforme di annunci. Subito e Vinted sono posti dove la gente cerca attivamente di comprare, e questa è una differenza enorme rispetto a un social dove sta guardando altro. Molti venditori le snobbano perché vogliono vendere solo dal proprio link. È un errore all'inizio: lì ti trovano, poi il rapporto lo porti dove vuoi tu. Sappi però che chi arriva da lì è abituato a un flusso guidato dove spedizione e pagamento sono già decisi, quindi sulla tua pagina si aspetta la stessa chiarezza. Se non la trova, non ti scrive per chiedere.
La prima vendita ti dà 34 €. La prima recensione ti dà tutte le vendite ai primi sconosciuti.
Chiedila, ma nel momento giusto e nel modo giusto. Il momento giusto è tre o quattro giorni dopo la consegna, non il giorno stesso, perché il prodotto va usato. Il modo giusto non è «lasciami una recensione».
«Ciao Marta, è arrivata bene? Se ti trovi, mi aiuti tantissimo se scrivi due righe sulla pagina. Anche solo come profuma e quanto dura, quello è quello che chiedono tutti.»
Chiedi una cosa specifica, non una recensione generica. Chi non sa cosa scrivere non scrive, e «come profuma e quanto dura» è un compito che si esegue in trenta secondi.
Un'email su prezzi, foto, spedizioni e su come farsi pagare. Niente pubblicità, niente riempitivi.
Non se. Quando. E la differenza fra chi continua e chi smette è aver deciso prima cosa fare.
Il pacco che non arriva. Decidi adesso: fino a un certo importo rimandi e basta, senza discutere, perché il tempo e la reputazione valgono più del prodotto. Sopra quell'importo apri il reclamo con il corriere e lo dici al cliente aggiornandolo ogni due giorni. La cosa che perde il cliente non è il pacco perso, è il silenzio mentre lo cerchi.
Il reso. Scrivi la tua politica in due righe prima che serva. Se non ce l'hai scritta, la deciderai in mezzo a una discussione, che è il momento peggiore per decidere qualcosa.
«Domani ti pago». Questa costa più di tutte, perché nel frattempo tieni il pezzo da parte e dici di no a qualcun altro. La regola dei due giorni, detta prima e non dopo: «Te lo tengo fino a giovedì alle 18, poi lo rimetto disponibile. Non è fretta, è che è l'ultimo.»
Tenere merce ferma per chi «ci sta pensando» è il modo più comune di perdere il secondo compratore mentre si aspetta il primo. È una lezione che quasi tutti imparano dopo averla pagata almeno una volta.
Tre numeri. Non di più, perché tutto il resto all'inizio è rumore.
Poi guardi dove cade il numero e sai cosa aggiustare.
| Dove cade | Cosa vuol dire | Cosa sistemi |
|---|---|---|
| Pochi aprono il link | Non ti sta vedendo nessuno | Torna alla lista dei trenta e ai canali locali |
| Aprono e non scrivono | La pagina non risponde alle domande base | Prezzi visibili, misure, metodi di pagamento in chiaro |
| Scrivono e non pagano | Il passaggio al pagamento è confuso o troppo lento | Totale già sommato, due metodi al massimo, risposte più rapide |
| Pagano e non tornano | Il prodotto o il pacco non ha lasciato il segno | Un bigliettino scritto a mano, e chiedi la recensione |
Davide, nella quarta settimana, aveva 90 aperture del link, 14 conversazioni e 5 ordini. Il buco era fra 90 e 14. Ha aggiunto i prezzi sotto ogni foto e ha scritto «spedizione in tutta Italia, si paga con bonifico o alla consegna» in cima alla pagina. La settimana dopo: 84 aperture, 21 conversazioni, 7 ordini. Meno visite, più ordini.
La forma della curva è più utile del totale, perché è quella che ti dice se sei in ritardo o se è normale.
Settimana 1. Zero ordini. Ha scritto a dodici persone, ha ricevuto sette risposte, di cui cinque «bellissime!» e zero acquisti. Questa è la settimana in cui la maggior parte della gente smette.
Settimana 2. Due ordini, entrambi da persone della lista. Ha capito che i «bellissime!» non erano rifiuti, erano mancanza di una richiesta esplicita. Ha riscritto il messaggio mettendoci dentro il prezzo.
Settimana 3. Tre ordini. Le due clienti della settimana prima hanno pubblicato la foto della candela accesa e da lì sono arrivate due persone che non conosceva.
Settimana 4. Un ordine solo, e il primo problema: un pacco fermo in giacenza per quattro giorni. Settimana psicologicamente peggiore della prima, perché sembrava che si fosse fermato tutto.
Settimana 5. Quattro ordini, di cui due dal gruppo WhatsApp del palazzo dopo che una vicina ha ricevuto la sua e l'ha detta in chat.
Settimana 6. Due ordini, uno dal mercatino e uno da un annuncio.
Quello che si vede da questa lista: non cresce in modo regolare, e le settimane brutte arrivano dopo quelle buone. Se guardi solo la settimana 4 concludi che non funziona. Se guardi le sei insieme, vedi dodici ordini e una macchina che ha cominciato a girare.
Se stai facendo quattro ordini al mese, non ti serve nessuno strumento. Ti servono compratori.
Il tempo che passi a configurare un negozio, a scegliere i colori, a sistemare le categorie e a confrontare piattaforme è tempo che non passi a scrivere alle trenta persone. A quel volume il collo di bottiglia non è l'organizzazione, e nessun software risolve un problema di domanda.
Un messaggio fissato in cima al profilo con prezzi e modalità, e una nota sul telefono con gli ordini aperti, ti portano tranquillamente fino al decimo o quindicesimo ordine al mese. Il momento in cui cambia si misura in minuti, non in ordini: quando passi più di mezz'ora al giorno a ricopiare totali, indirizzi e IBAN da una chat all'altra, allora sì.
Sailo ti dà un link, sailo.store/tuonome, attivo dalla registrazione, dove il compratore compone l'ordine e te lo manda già scritto su WhatsApp con prodotto, opzioni, indirizzo e totale.
Il limite che riguarda esattamente questa fase: il piano gratuito dà 7 giorni di statistiche. Cioè il primo mese e il quarto non sono confrontabili, e per chi ha come unica domanda «sta funzionando?» quella è precisamente la finestra sbagliata. Il Pro arriva a un anno, il Business a tre.
Cosa fare invece, se stai sul piano gratuito e non hai intenzione di pagare adesso: apri un quaderno e ogni domenica sera scrivi tre numeri, aperture, conversazioni, ordini. Ci metti due minuti. Fra sei mesi quel quaderno vale più di qualsiasi cruscotto, perché contiene anche le note su cosa avevi cambiato quella settimana.
Sul bonifico e sul contrassegno Sailo non prende niente e non tocca mai il denaro. L'unica commissione è lo 1–3% sul valore dei prodotti quando si paga con carta, e la carta richiede un account Stripe approvato.
Scrivi i trenta nomi. Ci metti dieci minuti e verrà fuori che ne conosci quaranta.
Poi manda i primi cinque messaggi stasera, uno per uno, con il nome dentro e il prezzo dentro. Non tutti e trenta: cinque, così se il messaggio non funziona te ne accorgi prima di bruciarli tutti.
Mentre aspetti le risposte, sistema le due cose che fanno cadere gli ordini fra il link e la conversazione. La prima è la pagina: cosa scriverci e cosa toglierne sta in cosa mettere nel link in bio. La seconda sono le foto, perché una foto in cui non si capisce la dimensione produce un messaggio invece di un ordine, e il metodo è in fotografare i prodotti col telefono.
Quando cominciano ad arrivare, il posto dove si chiudono davvero è la chat, e come si struttura senza perdere pezzi sta in vendere su WhatsApp senza perdere gli ordini. Il quadro completo, dal post al pacco, è in vendere su Instagram senza sito.
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Sailo le mette solo una porta d'ingresso — così la gente può guardare, confrontare e vedere i prezzi prima di scriverti.
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